Matera Città Natura

Su Matera si è scritto, detto e studiato molto, la sociologia almeno fino agli anni ’50 ha in qualche modo prevaricato le altre scienze di studio del territorio nel discorso di approfondimento della struttura urbana materana, per cui si è data una lettura soprattutto sociologica di Matera antica e dei Sassi che sono il corpo principale della città antica.

giardini pensili sotto la civita

Il concorso sul recupero dei Sassi nel 1977 ha riportato dato un senso a questa città, riportandolo nell’alveo più appropriato di tipo urbanistico, ha consentito a diversi gruppi di studiosi, professionisti operanti nelle materie di questo settore, di applicarsi sul tessuto urbano materano e di capire dal punto di vista urbano le parti in gioco, i valori effetivi costituenti la base, la struttura urbanistica di questo comprensorio dove il tessuto é formato da case, strade da pietre, come dice Tommaso Giuralongo ed è formato da strutture che sono perfettamente leggibili, bisogna solo capirle collegarle tra di loro e tirare fuori il senso che la storia ha dato ad esso.
Quindi non centro antropologico culturale ma un insediamento che si è evoluto secondo certi criteri, dovendo rispettare certe regole e certi condizionamenti storici, che si è evoluto e che quindi ha raggiunto una certa strutturazione.
Un fattore che rende Matera particolarmente interessante è il discorso del suo contrasto. Matera ha una capacità di offrire elementi di contrasto tra la sua struttura urbana e il territorio di valore assolutamente difficilmente riscontrabili in moltissime altre città, forse anche più belle, più colte dal punto di vista della qualità dell’insediamento, ma ormai completamente accerchiate da fasi di espansione che ne coprono la percezione complessiva. Matera ha la fortuna di essere cresciuta ai margini di una gravina, di una forra che è un confine urbanisticamente stabile difficilmente valicabile, che ha consentito alla campagna antistante di rimanere intatta per millenni. Nei millenni in cui Matera si è sviluppata, non ha mai toccato la sua sponda opposta e quindi si confronta la città con il suo territorio in assoluta chiarezza e gradevolezza di valori.

la civita dal sasso caveoso
Matera come Venezia.
Venezia si affaccia sul mare, il suo alter ego
Matera si affaccia sulla murgia, il suo alter ego.
Matera è strettamente legata alla morfologia del suo territorio; la sua struttura urbana intesa come strade, palazzi, chiese abitazioni dipendono dalla morfologia del territorio che è il luogo sul quale questa struttura si è nel tempo formata, consolidata, si è poi trasformata incessantemente,
Non un museo a cielo aperto come Pompei ma una vera città incessantemente in fase di trasformazione.
Non una città morta quindi. Ma una città viva, per vivere, per testimoniare se stessa in continua trasformazione.
Naturalmente trasformazione in maniera conforme alle regole di conoscibilità della città. Regole delle quali la gran parte è data proprio dalla struttura di base, dal territorio dall’aspetto fisico che sorregge tutta l’impalcatura di tipo urbanistico.

Una città, che proviene dall’esperienza di insediamenti demici, antropici, di tipo archeologico, dove dalla preistoria si è arrivati alla storia, dove le tribù sparse un tempo sul territorio, raggiunto l’accordo, il patto sociale hanno iniziato a vivere insieme in una città, stando più stretti, e diventando protagonisti del proprio futuro della propria organizzazione.
Matera, quindi città come spazio fisico di insediamento di persone che si organizzano per governare un certo territorio.
Matera città che guarda al suo futuro, senza mai abbandonare il suo passato.

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