Territorio

Matera, conosciuta come antichissima “città trogloditica” non è esistita da sempre con le caratteristiche che oggi conosciamo, ma il suo particolare fenomeno urbanistico è unicamente l’effetto terminale di un processo insediativi evolutosi nel corso dei secoli attraverso il concorso di concomitanti fattori geografici, geologici, economici e politici: una particolare urbanizzazione generata dalla grande povertà di mezzi, ma sorretta da una tenace volontà insediativa.

La Civita ed il sasso Barisano

Il centro storico prende il nome di Sassi. Sassi secondo un documento del 1204 indicano i “rioni pietrosi”. Due vallate poste ai piedi del colle della Civita destinate ad ospitare un intreccio di grotte, case, vicoli, vicinati che coprono circa trenta ettari di territorio, che diverranno la più importante testimonianza della civiltà contadina. Dal 1993, Matera è inserita nella lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO e, nel 1995 ha vinto il premio europeo di Pianificazione Urbana e Regionale.
I Sassi di Matera sono il migliore e più completo esempio abitato vissuto per lungo periodo in una regione del Mediterraneo, in armonia con l’ecosistema. I Sassi con il prospiciente Parco naturale e archeologico della Murgia materana sono una testimonianza unica dell’attività umana, e il “valore universale eccezionale” è una simbiosi fra le caratteristiche culturali e quelle naturali. (Mauro Padula)
Il colle della Civita, primario insediamento della futura città, si andava lentamente trasformando in un centro abitato sia pur disarticolato, di natura agro-pastorale. Un villaggio che rimaneva tale nel corso dei millenni.
Solo nell’Alto Medioevo, Matera, punto nevralgico, crocevia tra l’Oriente Bizantino e l’Occidente, veniva fortificata ad opera dei Longobardi, che l’elevarono a Castaldato. Un castello, una cinta muraria, una presenza di strutture politico-amministrative e religiose fornivano al vecchio villaggio la connotazione di città.

Nell’anno mille, con l’arrivo dei Normanni, Matera si presentava con l’aspetto urbanistico abitativo sviluppato come centro fortificato nella parte alta del colle con una serie di casali rurali che punteggiavano le scoscese pareti rocciose attraverso una serie di gradoni, scendenti verso il fondo delle due grandi cavee. Due anfiteatri naturali che nel corso dei secoli si trasformavano nei due rioni cittadini: Sasso Caveoso e Sasso Barisano.
Tra l’XI ed il XIV secolo, Matera, infeudata prima dagli Svevi e successivamente dagli Angioini, non subiva mutamenti sostanziali, ma riempiva i “vuoti” presenti nel suo contesto urbanistico. Solo alla fine del XIV secolo, soprattutto per merito dell’organizzazione ecclesiastica, venivano realizzati monasteri degni, per dimensione e funzione, della migliore storia dell’architettura romanico pugliese
Tra il XV ed il XVI secolo, con l’appartenenza di Matera al patrimonio regio, il centro cittadino si trasferiva dalla cima del colle della Civita (piazza della Cattedrale), ai suoi piedi (piazza del Sedile), consentendo un migliore collegamento tra le tre aree della città: Civita, Sasso Barisano e Sasso Caveoso oltre ad aprire nuove direttrici urbanistiche che si sarebbero sviluppate nei secoli successivi.
Tra il XVII ed il XVIII secolo Matera diveniva sede della Regia Udienza e capoluogo della Basilicata. Ma è nel XVIII secolo che avveniva una vera e propria svolta nel sistema urbanistico attraverso la nascita di un nuovo rione: il Rione del Piano.
Una rottura del vecchio circuito cittadino che consentirà lo sviluppo della città verso le colline che come una corona chiudevano il vecchio centro storico.
Il XIX ed i primi anni del XX secolo, particolarmente dopo il 1860, segnavano un periodo di stasi per lo sviluppo della città e si dovrà attendere l’elevazione di Matera a capoluogo di provincia per riprendere un cammino urbanistico in direzione della colline. Uno sviluppo veloce, ma culturalmente corretto, negli anni ’50, quelli dello sfollamento dei Sassi, vergogna nazionale, che aveva tra l’altro il grande merito di impedire guasti e manomissioni nei rioni storici, recuperati, poi, grazie alla legge n. 771/86.
Il centro storico può essere ammirato nella sua componente urbanistica sia rupestre che palazziata, dalla piazzetta di Sant’Agostino e la piazza della Cattedrale per la Civita ed il Sasso Barisano, e la piazzetta Pascoli ed il pianoro superiore del Monterrone per la Civita ed il Sasso Caveoso.